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venerdì, 8 Maggio, 2026
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Cava de’ Tirreni, strappo nel mondo del folklore: «La tradizione non è proprietà privata»

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Il gruppo guidato dal Prof. Gennaro Pierri annuncia il boicottaggio dell’Alzata del Panno del 10 maggio. Sotto accusa il “monopolio” dell’A.T.S.C. e un sistema di gestione definito escludente e discriminatorio.

CAVA DE’ TIRRENI – Non è solo un’assenza, è un atto di accusa formale quello che scuote le fondamenta delle celebrazioni religiose e folkloristiche di Cava de’ Tirreni. Il gruppo presieduto dal Prof. Gennaro Pierri ha ufficializzato la decisione di non partecipare all’Alzata del Panno del Santissimo Sacramento, prevista per il prossimo 10 maggio presso la SS. Annunziata.

Quella che potrebbe apparire come una semplice defezione è, nelle parole dei protagonisti, una «scelta obbligata». Il malcontento nasce dalle modalità di organizzazione dell’evento, che prevedono il coinvolgimento dei gonfaloni di tutti i gruppi, ma riservano la parte musicale esclusivamente a una rappresentanza dell’A.T.S.C. (Associazione Trombonieri Sbandieratori e Cavalieri).

«Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di un sistema chiuso e selettivo», si legge nella nota stampa. Secondo il gruppo di Pierri, trattare l’A.T.S.C. come l’unico interlocutore possibile è una visione «provinciale» che non rispetta la reale ricchezza del tessuto associativo cittadino.

Si parla di un «uso distorto della tradizione» piegata a logiche di appartenenza e convenienza. Le accuse rivolte agli organizzatori sono pesanti:

  • Esclusioni sistematiche: Il gruppo lamenta anni di coinvolgimenti marginali e disparità di trattamento.

  • Mancanza di trasparenza: Viene contestata la tesi dell’assenza di alternative, definita «semplicemente falsa».

  • Gestione autoreferenziale: La tradizione, patrimonio di tutta la città, sarebbe diventata uno spazio controllato da pochi.

«La nostra assenza è una denuncia pubblica, chiara e inequivocabile», conclude il Presidente Pierri. Il gruppo chiede ora che chi organizza si assuma la responsabilità di spiegare alla cittadinanza i motivi di quella che definiscono una «logica dell’esclusione». La sfida è lanciata: il mondo del folklore cavese si interroga ora su come ricucire uno strappo che appare quanto mai profondo.

 

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