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sabato, 17 Gennaio, 2026
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La nuova faccia della povertà alimentare in Campania e l’importanza della solidarietà

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Il divario sociale in Campania si allarga e anche il cibo diventa un bene non più accessibile per tutti. Questo il quadro tracciato da Roberto Tuorto, direttore del Banco Alimentare della Campania, intervistato dalla giornalista Barbara Landi.

Una conversazione che mette a fuoco una delle emergenze più pressanti del territorio: la povertà alimentare, sempre più intrecciata con la precarietà lavorativa.

Tra i temi affrontati, Tuorto ha evidenziato come una parte crescente delle persone che si rivolgono al Banco Alimentare non sia composta solo da disoccupati, ma da lavoratori con redditi insufficienti.
Una dinamica che coincide con gli studi condotti dall’Università degli Studi di Salerno, tra le prime istituzioni accademiche ad analizzare con sistematicità il fenomeno del “lavoro povero”: occupazioni precarie, stipendi bassi e assenza di prospettive che rendono impossibile pianificare il futuro.

Secondo l’ateneo, si tratta di una nuova forma di vulnerabilità sociale in cui il lavoro, pur essendo presente, non garantisce più dignità né autonomia economica. Ed è proprio in questo contesto che anche il genere alimentare diventa, per molte famiglie, una spesa insostenibile.

Nel corso dell’intervista, è stato poi ricordato anche il successo dello scorso anno dell’iniziativa del “Giocattolo Sospeso”, promossa a Mercato San Severino.
Un progetto che ha permesso a numerosi bambini in difficoltà di ricevere un dono natalizio, grazie alla generosità dei cittadini.

Tuorto ha confermato che il Banco Alimentare riproporrà l’iniziativa anche quest’anno.        I volontari saranno impegnati durante le festività in una serie di visite negli ospedali del territorio, dove distribuiranno giocattoli ai bambini ricoverati. Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, che mira a portare un sorriso nei reparti pediatrici e nelle famiglie colpite dalla crisi.

Il messaggio che emerge è chiaro: davanti a un Paese dove anche il cibo rischia di diventare un privilegio, la risposta deve essere collettiva.

Di seguito l’intervista completa

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