di Antonio Laierno
Cosa può accadere in sette minuti? Un tempo brevissimo, spesso trascurabile nella frenesia quotidiana. Eppure, in quei sette minuti può cominciare – o finire – tutto. È da questo frammento di tempo che prende forma il libro “Per sette minuti” di Germana Vecchione, un racconto autobiografico che si trasforma in un potente atto di consapevolezza e testimonianza.
Presentato il 15 maggio 2025 presso la Casa del Mutilato di Nola, l’evento ha coinvolto le associazioni culturali Lo Scrigno dell’Essere e Nemo DSA, entrambe impegnate nella promozione dell’inclusione e nella valorizzazione della cultura come strumento di trasformazione umana e sociale. La serata si è configurata come un incontro corale tra lettura, riflessione, arte e dialogo, grazie anche alla partecipazione di figure autorevoli del territorio, tra cui la dirigente scolastica Milena Liberti, l’artista Melania D’Ovidio e la scrittrice Stefania Guarracino.
Accanto all’autrice, con un ruolo fondamentale e discreto, c’è stata sin dall’inizio la Dott.ssa Annamaria Graziano, Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, che ha sostenuto Germana Vecchione lungo tutto il percorso umano e narrativo che ha portato alla nascita del libro. Il suo accompagnamento non è stato soltanto professionale, ma anche profondamente umano: un affiancamento empatico, capace di aiutare l’autrice a tradurre in parole la sua esperienza più intima, senza mai smarrire autenticità né protezione. Grazie alla sua guida, Germana ha potuto affrontare il processo creativo con la consapevolezza e il coraggio necessari per mettere su carta emozioni così forti e vulnerabili.
Una nascita, sette minuti sospesi
L’opera nasce da un’esperienza reale e profondamente intima dell’autrice: un’asfissia neonatale, un episodio che ha segnato i primi istanti della sua vita e che, per sette lunghissimi minuti, ha tenuto sospeso il suo destino tra la vita e la morte. Da quel silenzio iniziale, da quella temporanea assenza di respiro, è nata una voce. Una voce che oggi ha deciso di raccontare, senza filtri né retorica.
“Per sette minuti” non è un vero e proprio romanzo, ma un racconto breve, diretto, capace di parlare a lettori di ogni età. Grazie al suo linguaggio accessibile e profondo, si adatta facilmente sia ai bambini – accompagnati nella lettura – sia agli adulti, offrendo a ciascuno una chiave personale di riflessione. È una narrazione viva, lucida, intensa, che attraversa le tappe fondamentali della vita dell’autrice – l’infanzia, la scuola, le relazioni, i successi e i dolori – sempre con una prospettiva autentica, spesso spietata, ma mai vittimistica. Germana Vecchione non cerca compassione né cerca di dimostrare nulla. Proprio per questo, riesce a trasmettere tutto: la fatica, la paura, ma anche la forza della presenza, della scelta quotidiana di esserci.
Un libro che ci riguarda tutti
Il valore di “Per sette minuti” non risiede solo nella sua dimensione autobiografica. È un testo che parla, in realtà, della condizione umana nel suo insieme. Di quella sensazione universale di inadeguatezza, di esclusione, di fragilità che tutti, almeno una volta, abbiamo provato. L’autrice dà voce non solo a sé stessa, ma a tutti coloro che si sono sentiti “diversi”, fuori posto, giudicati.
Il testo mette in discussione i concetti di “normalità”, di “successo”, di “forza”. Lo fa con uno stile asciutto ma emotivamente denso, e con una scrittura che non concede sconti, ma che accarezza il lettore con la tenerezza di chi conosce a fondo la fatica del vivere. L’opera diventa così una lente per riflettere su come guardiamo la disabilità, il dolore, le scelte altrui. Ma anche su come ascoltiamo – o ignoriamo – le voci più silenziose.
Una metafora della vita
Il titolo stesso è una chiave di lettura potentissima. Quei “sette minuti” diventano metafora dell’attesa, del pericolo, ma anche della possibilità. Sono il simbolo di ciò che poteva non essere e invece è stato. Un tempo apparentemente breve, che però racchiude tutta la densità dell’esistenza: la sospensione, l’incertezza, la speranza. Sono i minuti che precedono un primo respiro – quello reale, fisico – e tutti quelli che verranno, conquistati uno per uno.
Dalla pagina alla voce: un evento che emoziona
La presentazione dell’opera ha restituito in pieno la densità emotiva del libro. La lettura di alcuni brani, affidata a Milena Liberti, ha reso tangibile la forza delle parole di Germana, mentre lo storyboard grafico realizzato da Melania D’Ovidio ha accompagnato visivamente il viaggio narrativo, creando un ponte tra parola e immagine. Il dialogo tra l’autrice e la scrittrice Stefania Guarracino ha arricchito la serata di spunti profondi, sottolineando la rilevanza educativa e sociale del racconto.
Determinante, nel contesto dell’evento, è stata anche la figura della Dott.ssa Annamaria Graziano, che non solo ha sostenuto Germana dietro le quinte nel suo percorso personale e narrativo, ma ha anche offerto – con la sua presenza e competenza – uno sguardo clinico e umano sulle tematiche affrontate nel libro: la percezione di sé, la vulnerabilità, la resilienza e il valore della parola come strumento di guarigione.
Una voce per chi non ha voce
Uno degli aspetti più toccanti del libro è la sua funzione testimoniale. Germana Vecchione non scrive solo per sé. Scrive anche per chi non riesce a raccontarsi, per chi ha paura, per chi è stato messo a tacere. La sua scrittura diventa così un gesto di generosità, un dono fatto al lettore e, più in generale, alla comunità.
In un tempo in cui spesso le parole sono abusate o svuotate di senso, “Per sette minuti” ci ricorda il valore della verità narrata. Non una verità assoluta, ma quella personale, vissuta, incarnata. Ed è proprio in questa verità che risiede la forza trasformativa del libro.
Conclusione: il respiro come atto di coraggio
In definitiva, “Per sette minuti” è molto più che un libro. È una presa di posizione, un inno alla fragilità e alla resistenza. Germana Vecchione ci insegna che ogni respiro, anche il più faticoso, è un atto di coraggio. E che ogni storia, se raccontata con sincerità, può diventare un faro per chi si sente perso.
Quella di Germana è una voce che resterà. Perché nasce dal silenzio, ma sa farsi ascoltare.



