lunedì, 12 Aprile, 2021
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Depuratore Maiori: le considerazioni di Cantalupo del Comitato Tuteliamo la Costiera Amalfitana

In seguito al convegno tenutosi a Maiori lo scorso venerdì 26 marzo, avente come tema il depuratore consortile, si è espresso Gaetano Cantalupo, membro del Comitato Tuteliamo la Costiera Amalfitana, già attivatosi per proporre una soluzione alternativa alla gestione dei reflui, individuata in una condotta sottomarina.

Il Comitato, si ricorda, ha anche indetto a questo scopo una petizione on line https://www.change.org/p/si-a-condotta-sottomarina-per-il-depuratore-di-salerno?recruiter=1181651845&recruited_by_id=4eb555e0-7202-11eb-932d-db2207ed1c47&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=petition_dashboard&use_react=false

Di seguito, il testo integrale a firma di Gaetano Cantalupo.

“Nella presentazione del 26 marzo sul depuratore consortile di Maiori, per la prima volta dopo mesi di richieste e tentativi di accesso agli atti dal parte del Comitato di cui faccio parte, abbiamo ascoltato dalle dichiarazioni dell’architetto Cavaliere (RUP del progetto) alcune “sue verità” su una presunta impraticabilità della soluzione relativa alla condotta sottomarina, argomentazioni supportate anche dall’originario proponente, Ingegner Vitagliano, che ha liquidato le sue stesse proposte definendole “anacronistiche”. Deludente esposizione in confronto alla necessità di un serio approccio scientifico, in osservanza al codice deontologico della propria professione, in piena scienza e coscienza. La condotta sottomarina è stata liquidata con argomentazioni sommarie relativamente a problematiche sull’impraticabilità dei fondali (Cavaliere) o peggio con l’aggettivazione di anacronistica (Vitagliano). In teoria, ovviamente in teoria, la scienza applicata dovrebbe allearsi con la coscienza affinché, attraverso il binomio scienza/tecnologia, possa servire la causa del vero bene dell’uomo. Sicuramente, a livello epistemologico, è un approccio un poco grossolano e utilitaristico, che sembra preferire il metodo dell’autorità (in cui rientrano, ad esempio, per i cattolici l’infallibilità del Papa quando parla ex-cathedra o la condanna di Galileo), piuttosto che utilizzare il metodo scientifico, cioè tramite uno studio sistematico, critico e comparato della realtà empirica e quindi delle metodologie per affrontarne i problemi e risolverli (ingegneria). Poiché il sottoscritto, come anche il Comitato “Tuteliamo la Costiera amalfitana”, basa le proprie osservazioni, piuttosto che sulla fede, sull’osservazione empirica, le lezioni ex-cathedra di Cavaliere, Belgiorno e Vitagliano non convincono e quindi sicuramente si andrà avanti per approfondire tutte le possibili alternative alla sciagurata scelta del depuratore consortile a Maiori e nel Demanio. L’architetto Cavaliere parla di ostacoli insormontabili al passaggio della condotta dovuti a installazioni precedenti sui fondali e all’ancoraggio delle navi in rada al largo del porto di Salerno. Ora ci si dovrebbe chiedere se questa asserzione trovi riscontro in una effettiva impossibilità tecnologica che impedisca di superare tali ostacoli; cioè, se sia stato provato con certezza che l’ingegneria, ad oggi e allo stato dell’arte, non lo consenta e quindi ci sia bisogno di allargare e allungare il percorso con un aumento di costi. E fosse questo il caso, un territorio patrimonio dell’Umanità meriterebbe ben alta considerazione. Ma, in ultima analisi, questo asserto è un ‘secondo me è così’? Oppure esiste un documento analitico che vada a certificare l’impossibilità di utilizzare la soluzione dell’Ausino come formulata, o anche migliorata affiancandosi alla condotta di Cetara? E quindi, perché non nominare, come il Comitato chiede da mesi, una commissione super partes che analizzi tutte le ipotesi in campo in piena scienza e coscienza? Perché non è stata valutata meglio la fattibilità di piccole opere locali per caduta, o anche una diversa collocazione del depuratore consortile che potesse in qualche modo ‘ottimizzare’ il manicomio di tubazioni che invaderebbero Maiori come una ragnatela puzzolente? Perché non valutare, ad esempio, una collocazione diversa presso la località Riola di Minori, proprio sotto Ravello, che avrebbe potuto ricevere per caduta i reflui di Ravello, e forse Scala, e avrebbe potuto utilizzare il letto ormai dismesso del Reghinna Minor per le tubazioni provenienti da Maiori e Atrani? In questa potenziale soluzione alternativa, ad esempio, c’è qualche impedimento tecnico di sorta? Oppure, per converso, esiste per caso in tale soluzione una ottimizzazione delle condotte di adduzione? Questo solo per dire come l’assenza dei politici locali, o la troppa presenza di alcuni di loro, abbia fatto evolvere le cose in modo negativo per un solo territorio. Vorrei, infine, porre una domanda anche all’Ausino e, in particolare, all’ingegnere Vitagliano. Cosa vuole dire quando afferma che la ‘sua’ proposta del 2016 oggi è anacronistica?. Avrebbe potuto usare altri termini per avvalorare le sommarie considerazioni dell’architetto Cavaliere e liquidare senza appello la propria proposta. Ad esempio avrebbe potuto definire il progetto come ‘inattuabile per intervenute e insormontabili problematiche legate alla realizzazione’, mentre il termine ‘anacronistico’ senza alcuna documentazione tecnica di supporto fa più pensare ad una scelta di ordine politico. Anacronistico forse perché oggi la politica regionale chiede altro e la politica locale si prostra supina? O perché il tempo di analizzare alternative non c’è più in quanto la politica locale e regionale hanno già scelto, senza informare i cittadini? Se questa fosse la semantica sottesa a quel termine ‘anacronistico’ allora penso che ci sia bisogno di proseguire il cammino di contrapposizione a quest’opera scellerata e di ricerca di una verità empirica e tecnico-scientifica che nulla ha a che fare con la ‘verità’ politica di chi governa e dei propri tecnici, peraltro senza informare i cittadini e a discapito delle comunità locali.”

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