lunedì, 12 Aprile, 2021
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Decreto Sostegno – fondo perduto: tutte le info

Il Decreto Sostegno, approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 marzo prevede un contributo a fondo perduto dal 60 al 20% della diminuzione media del fatturato 2020 rispetto al 2019. I codici ATECO non rappresentano più un elemento rilevante per l’accesso che aveva penalizzato alcuni operatori con i precedenti ristori. Il contributo a fondo perduto spetta ai soggetti titolari di partita IVA che: svolgono attività d’impresa, arte o professione, imprese agricole, enti non commerciali compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali. Non spetta ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di entrata in vigore del decreto; i soggetti che hanno attivato la partita IVA dopo l’entrata in vigore del decreto; gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del TUIR; gli intermediari finanziari e società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR. Il contributo spetta ai soggetti con un ammontare di compensi e ricavi relativi al periodo d’imposta 2019 non superiore a 10 milioni di euro. Il contributo spetta se l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2020 è inferiore almeno del 30 per cento rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2019. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del suddetto requisito. Ecco un esempio: l’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato in misura pari all’importo ottenuto applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 come segue: 60% per i soggetti con ricavi e compensi non superiori a 100.000 euro; 50% per i soggetti con ricavi e compensi superiori a 100.000 euro e fino a 400.000 euro; 40% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro; 30% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro; 20% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro. Esempio: un imprenditore che ha fatturato 240.000 euro nel 2019 e 120.000 euro nel 2020. Ha una differenza annua di 120.000, con una media mensile di 10.000 euro. A questo importo va applicata la percentuale di riferimento secondo le fasce suddette che nel caso di specie sarebbe la seconda, pertanto spetterebbe un contributo di 5.000,00 euro (10.000*50%= 5.000). In ogni caso, il contributo minimo non può essere inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche, a 2.000 euro per le persone giuridiche e non può essere maggiore di 150.000 euro. Il contributo  non concorre alla formazione del reddito sia ai fini IRPEF sia ai fini IRAP e la novità consiste nella possibilità per il diretto interessato oltre alla possibilità di ricevere il pagamento direttamente sul proprio conto corrente, di chiedere la trasformazione in credito di imposta da compensare con il modello F24 mediante apposita comunicazioni da presentare all’Agenzia delle Entrate.

Dott.  AndreaPerrino

Commercialista con studio in Angri

Tributarista – Revisore Legale dei Conti

Revisore degli Enti Locali

Docente formazione professionale

Giornalista Pubblicista

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