giovedì, 17 Giugno, 2021
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Federico Conte: il Sud come impegno da rafforzare

“Il terzo Governo di questa legislatura, figlio della pandemia e della crisi dei partiti, ha trovato in Draghi, per la sua statura internazionale e la competenza, l’interprete ideale”, ha dichiarato Federico Conte, deputato di Liberi e Uguali, che ha perciò scelto di dargli la sua fiducia, “che sarà tanto più efficace e leale se dialogante e non ossequiosa.”

Non si può sottacere, quindi, che nella sua relazione al Parlamento, di altissimo profilo per la visione e la concretezza, c’è stato poco Sud, non tanto per la struttura del Governo, vista la provenienza geografica della maggior parte dei Ministri, da sempre portatrice di interessi particolari; non è rilevante neppure che egli, nel suo intervento, abbia pronunziato la parola Mezzogiorno solo 3 volte in 51 minuti di discorso. Appare significativo, invece, che la Questione meridionale sia stata evocata solo di riflesso in relazione al giusto richiamo al lavoro per le donne e come scenario di azioni più generali”, ha aggiunto l’Onorevole di LeU.

“Sul Mezzogiorno c’è bisogno di una sottolineatura che va affidata alla prova dei fatti (Draghi ne ha fatto una ragione di ricambio per la fiducia ricevuta). Il Governo, essendo “senza formule” dovrà trovare in Parlamento il perimetro della sua agenda, nella quale dovrà essere centrale l’impegno a costruire l’Europa del Mediterraneo con grandi reti infrastrutturali, onde integrare se non scardinare gli assi finora prevalenti e concentrati, a livello Europeo, su Germania e Francia e, all’interno del nostro Paese, sul Nord”; ha proseguito Conte.

“Non si tratta di una rivendicazione, ma di una scelta perché il Sud rappresenta il punto di svolta per l’Italia e la nuova Europa. La riduzione dei divari territoriali e sociali deve essere un punto centrale del Next Generation EU: sia il propellente della scommessa vera per il futuro. Mettere in produzione chi non produce o non produce in maniera adeguata, pur avendone la potenzialità, e non solo ristorare chi già produceva e ora non più. Ciò vale anche per le riforme che Draghi ha annunziato con stile e competenza (Pubblica amministrazione, Giustizia, Sistema fiscale) che non saranno mai uguali per tutti, se il Mezzogiorno non avrà mediamente le stesse chance del resto del Paese. Draghi ha ragione anche in questo: abbiamo il dovere della Ricostruzione nazionale, come nel dopoguerra, quando la risposta per il Sud fu parziale (la Cassa per il Mezzogiorno), ora rispetto ad allora, possiamo fare una riforma strutturale perché ci sono più risorse, ci sono più competenze, e soprattutto c’è l’Europa da attrarre sulle sponde del Mediterraneo, e c’è Draghi, l’uomo giusto al momento giusto. Tocca a noi, a una politica attenta ai cambiamenti, autoriformarsi e fare la differenza”, ha concluso il parlamentare.

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