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Ospedale Umberto I, nessuna chiusura o zona rossa. Il direttore sanitario D’Ambrosio a Radio Base: “Le polemiche non fanno bene a nessuno. Sentenze senza conoscenza della realtà interna”

di Barbara Landi

Le polemiche non fanno bene a nessuno. Ci sono persone che danno sentenze, senza vivere e sperimentare la realtà dall’interno. Siamo in un’emergenza mondiale, complessa. Dal di fuori abbiamo la solidarietà di tutti, ma sul campo ci siamo noi”: esordisce così il dottor Maurizio D’Ambrosio, direttore sanitario del Dea, il dipartimento di primo livello di emergenza e accettazione dell’ospedale Umberto I di Nocera, Scafati e Pagani, in diretta in #PrimoPiano a Radio Base.

Nessuna chiusura per l’ospedale Umberto I, nè alcuna zona rossa predisposta, dopo le richieste avanzate dai sindaci del territorio, che consideravano la struttura probabile focolaio di contagio, e dopo la richiesta del Movimento 5 Stelle di commissariamento dei vertici dell’Asl di riferimento.

“Circoscritto il focolaio nel rispetto delle procedure e dei protocolli previsti dal ministero. Sanificazione dei luoghi, mentre i pazienti chirurgici presenti nel reparto di chirurgia sono stati redistribuiti nelle altre strutture. Al momento non ci sono casi positivi all’interno dell’Umberto I”, spiega il direttore D’ambrosio, mentre traccia la filiera del contagio dal paziente zero.

E sulla carenza di dispositivi di protezione all’interno dell’Umberto I, denunciata dalle forze politiche nei giorni scorsi aggiunge: “Nella fase iniziale scarseggiavano, perchè mancavano le forniture. Non avrei mai consentito, però, che un nostro sanitario fosse in servizio presso i pazienti covid senza tute integrali, calzari e altri dispositivi”.

“E’ un’emergenza che riguarda tutti noi e coinvolge il senso di responsabilità di ognuno. Siamo tutti a rischio, il problema sono gli asintomatici. E’ un pò di tempo che trattiamo tutti i sospetti come potenziali dispositivi”.

E sul focolaio epidemico che ha attraversato tutta l’area dell’agro-nocerino-sarnese aggiunge: “Siamo tutti responsabili, basta una sola persona nella creazione della progressione geometrica del contagio. Meno contatti si hanno, più si frena l’avanzare del virus. Occorre rispettare le regole basilari di igiene e le misure restrittive. Per i focolai occorre verificare gli aspetti epidemiologici, partendo dai comportamenti delle persone. I provvedimenti adottati sono rigidi, ma necessari. Noi lavoriamo con scienza e coscienza ed è una soddisfazione quando riusciamo a dimettere un paziente guarito”.

Ascolta l’intervista integrale realizzata da Barbara Landi:

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